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P.I.M.E. Giappone

Morte di padre Romiti Giuseppe

Il SIGNORE che sempre ci CHIAMA
( p.Giuseppe Romiti 1919-2014 )

Il Signore chiama. Ci chiama sempre. E la nostra felicita' e' imparare, come Samuele, a riconoscere la sua voce e rispondergli prontamente : Parla, o Signore. Il tuo servo ti ascolta.
E' il cuore di Maria : Ecco l'ancella del Signore …
E' il cuore di Gesu' : Io faccio sempre la volonta' del Padre mio che e' nei Cieli.
E' il cuore del discepolo : "Il maestro e' fuori e ti chiama" …
E' il cuore del figlio : Padre nostro che sei nei Cieli …
E chiamandoci, ogni volta Egli ci ricorda anche quelle sue parole alla Chiesa di Laodicea: "Ecco, sto alla porta e busso …" (Apoc. 3,20) .
Credo che sempre p.Romiti nella sua vita abbia avuto questo come il suo intento, di essere sempre coerente con i suoi ideali e di osservare la massima fedelta' ai suoi impegni davanti al Signore

Certo tutti i credenti in Cristo sono coscienti di essere dei "chiamati" dalla Grazia: ma questa coscienza e' particolarmente profonda in noi, chiamati con una vocazione speciale, ed eccelle in noi missionari. Non per niente ci e' stato dato il Crocifisso, con le parole : Ecco il compagno indivisibile della tua vita apostolica…
("Ecco il compagno indivisibile delle tue fatiche apostoliche; il tuo sostegno nei pericoli e nelle difficolta' , il tuo conforto nella vita e nella morte").
Quel Crocifisso il P.Romiti lo aveva nella sua stanza di ricevimento cosi' come l'aveva ricevuto quando parti' per il Giappone nel 1951.

La sua chiamata al premio eterno arrivo' dopo che aveva compiuto i 95 anni, e dopo che aveva celebrato la sua ultima s.Messa… , solo alcune ore dopo. Fu molto fedele alla s.Messa quotidiana (teneva con fedelta' il registro delle s.Messe celebrate), nella quale vedeva realizzata ogni giorno la sua chiamata al sacerdozio e alla missione.

Si' , perche' la chiamata del Signore si realizza ogni giorno, mentre il Signore stesso ci precede per i sentieri della vita, attraverso terreni che spesso noi nemmeno ci sogneremmo di percorrere ! … E a volte ci dimentichiamo che "siamo con" Lui, e - distolti gli occhi da Lui - succede che facciamo anche l'esperienza della pecorella smarrita. Certo, questo perche' possiamo ravvederci e fare esperienze sempre piu' profonde del Suo amore che ci sostiene ("Ti basta la mia grazia ! …" come Gesu' dice a san Paolo), e perche' cosi' possiamo anche consolare coloro che Lui poi manda sulle nostre strade, affinche' proprio noi - "per Lui, con Lui e in Lui" - possiamo a nostra volta far sperimentare loro vicino il Suo amore di buon pastore.

Pensando alla figura di p.Romiti, che io conobbi solo negli ultimi anni della sua vita, vedo realizzata in lui quella figura di missionario del PIME che anche ci veniva proiettata negli anni di formazione : nato ad Anagni, non lontano da Roma, fin da piccolo viene acceso in lui dalla Grazia il desiderio di una consacrazione al Signore per tutta la vita, che poi prende forma nell'incontro con il PIME.
Cresce nelle nostre Case Apostoliche a contatto con confratelli anche di grande peso, quali il nostro Beato p.Paolo Manna.
Sperimenta la guerra. Viene poi inviato a continuare gli studi superiori, per l'insegnamento, e finalmente viene destinato alla nuova Missione del Giappone.

Ebbi modo di sentire direttamente dal padre e in tanti dettagli il racconto delle sue prime avventure missionarie nella terra del Giappone, anche perche' fui tra i suoi successori a parroco di Fujiyoshida, la parrocchia da lui iniziata nella Prefettura (o Regione) di Yamanashi, allora "Missione" di Yamanashi, nel 1952.
Leggendo recentemente tra i pensieri di SE.Mons.Ramazzotti, il Fondatore del PIME, mi sembro' che uno fosse particolarmente espressivo di quei missionari, e certo anche di p.Romiti : "Obbedire e soffrire sono virtu' cosi' belle e cosi' degne di un missionario, che vale la pena di aspirare ad esercitarle in grado eroico" .
P.Romiti dono' la sua prima giovinezza e il suo primo entusiasmo missionario alla gente di una regione tanto bella quanto povera, l'altipiano nord del noto Monte Fuji, dove fondo' la chiesa di Fujiyoshida. C'era molta poverta' allora ! E raccontare quegli inizi e' raccontare gli inizi di tutti gli altri confratelli che in quello stesso tempo, tra strettezze di ogni genere, cercarono di stabilire presenze di chiese nel territorio.
La gente, reduce dalla distruzione dell'immediato dopoguerra, cercava nuove certezze e sembrava aprirsi alla Fede, cosa che aveva spinto anche il PIME ad andare e dar man forte, inviando con le forze nuove anche confratelli che venivano espulsi dalle Missioni della Cina, e aiutare cosi' la Chiesa in Giappone.

A questo primo periodo erano legati i suoi sentimenti piu' profondi : fu il primo amore. Un giorno, tra le consolazioni, avra' quella di poter assistere proprio in Fujiyoshida all'ordinazione sacerdotale del figlio maggiore della prima cristiana: il p.Ignatio Watanabe Hiroshige, O.P. , da lui battezzato in quegli anni, al quale regalo' anche il proprio calice.

Poi problemi di salute, e il richiamo in Patria; di nuovo frequenta le universita' , per insegnare Filosofia al nuovo seminario di Firenze. E finalmente, dopo oltre 20 anni (1964-1986), il ritorno in Giappone e la sua attivita' presso le Suore Missionarie canadesi di Christ Roy a Tokyo, dove prende vita per alcuni anni la parrocchia di Tanashi.
Infine, ancora per circa 18 anni, fino alla morte, il suo servizio come cappellano delle Suore di clausura del Preziosizzimo Sangue a Nasu, da dove continua in vari modi l'attivita' pastorale e coltiva amicizie con tantissimi tra il clero, le Suore e i fedeli.

Man mano che il Signore chiama al premio persone come p.Romiti, mi sembra di perdere il contatto con le radici dell'Istituto. In Giappone, il governo dichiara certi cittadini "tesoro nazionale" … ! Conscio che celebrare il memoriale del Signore finche' Egli venga e' cio' che anche ci rende "Chiesa", sento che c'e' bisogno di "far memoria" del dono che il Signore ci ha fatto e che ci e' stato affidato nella persona di questi confratelli che ci precedono, proprio mentre tra tanti cambiamenti cerchiamo di riscoprire sempre di nuovo il nostro carisma.
Vedo in p.Romiti -insieme a tanti che ci hanno preceduto di questa Missione del Giappone- come una "parola" che dobbiamo "ricordare", cioe' tener viva nella memoria come dono perenne, perche' in lui il Signore della messe si e' fatto a noi piu' vicino, affinche' potessimo essere piu' fedeli alla missione alla quale ci ha chiamati.
E il ricordo si fa ringraziamento, per sempre.

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dal n.19 maggio 2014: nuovo centro di studi a Funabashi / Lembo Andrea
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