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P.I.M.E. Giappone

GIOVANI E MISSIONE 2013:
IL PIME IN GIAPPONE
Esperienza di Giuliana Sina

Quando a marzo mi è stata affidata come destinazione il Giappone, il giorno della consegna dei crocifissi a noi, ragazzi del gruppo Giovani e Missione dei missionari del PIME, ho pianto di felicità. Non potevo credere che Padre Peo e i ragazzi dell'animazione mi avessero regalato l'opportunità di tornare una seconda volte nel paese che tanto amo. Non era la mia prima volta in Giappone, infatti ci ero stata anche l'anno prima per motivi di studio. Ma stavolta sapevo sarebbe stata un'esperienza diversa: io e i miei tre compagni (Roberto, Marco e Stefano) avremmo dovuto confrontarci con le problematiche di uno dei paesi più sorprendenti e potenti della terra, problemi che nessuno del gruppo Giovani e Missione aveva affrontato fino ad oggi.
Quando siamo atterrati a Narita il giorno 27 luglio, abbiam subito che stavamo andando incontro ad un'esperienza unica nel suo genere. Padre Ferruccio Brambillasca ci ha accolti subito in aeroporto, parlandoci del faticoso lavoro dei missionari cristiani in Giappone e della difficoltà che tutti i padri del PIME hanno avuto al primo impatto con la lingua giapponese e la cultura locale. In seguito, P. Ferruccio ci ha presentato gli altri padre della Case Centrale del PIME a Tama (Tokyo), i quali ci hanno accolto con entusiasmo e fraternità. Ci siamo sentiti subito a casa e da quel momento e condividere con i missionari i momenti quotidiani della giornata, dal pasto, al sonno, ai momenti di lavoro, divenne un piacere ed un divertimento.
Il giorno 28 luglio siamo partiti per Iwaki, zona colpita in modo molto forte dallo tsunami di due anni fa e dagli effetti delle radiazioni della centrale di Fukushima. L'esperienza a Iwaki è stata una delle più affascinanti e commoventi di tutta la mia vita. Per cinque giorni ci siamo impegnati a preparare della pasta al tonno e della macedonia per un festival alle kasetsu jitaku, le case prefabbricate nei dintorni di Iwaki, a far giocare i ragazzi e a mostrare ai giovani e anziani i nostri balletti italiani, coinvolgendoli in giochi e attività. Tutti si sono dimostrati entusiasti e veramente felici di ricevere la visita di un gruppo di italiani, venuti per portare testimonianza in Italia delle difficili condizioni degli sfollati. Giovani e anziani hanno collaborato e si sono divertiti insieme a noi e Padre Marco Villa, che ci ha accompagnati durante l'avventura a Iwaki. Non sono mancati nemmeno i momenti di riflessione, davanti alla stazione di Tomioka e alle zone intorno, distrutte completamente dallo tsunami e inquinate dalle radiazioni, dove la vita si è fermata completamente. Dopo l'esperienza di Iwaki siamo stati invitati a partecipare ad un campo per ragazzi della parrocchia di Chiba vicino alla città di Nasu, tenuto da Padre Andrea Lembo, per tre giorni. E' stato molto divertente per noi italiani partecipare non solo al catechismo in giapponese, ma anche al barbecue e ai fuochi d'artificio. Non son mancati nemmeno momenti di lavoro, abbiamo raccolto patate e mirtilli assieme ai ragazzi della parrocchia, giovani vivaci e molto espansivi, che ci hanno subito incluso nel gruppo e fatto sentire fra amici.
In seguito ci siamo spostati a sud, a Kumamoto, dove sulle colline intorno al piccolo villaggio di Eboura sorge Shinmeizan, monastero gestito dai missionari saveriani Padre Franco Sottocornola, Padre Pietro Sonoda (giapponese che ha frequentato il seminario a Roma) e Maria de Giorgi, i quali ci hanno accolti con gioia e ci hanno illustrato le regole del monastero e le gioie del dialogo interreligioso, un'attività fondamentale per collaborare con le istituzioni buddiste e shintoiste presenti in Giappone. In questo modo viene garantita una frontiera di confronto fra il cristianesimo e le altre religioni del mondo, in nome della pace e dei diritti umani. Grazie all'esperienza a Shinmeizan, io e miei compagni abbiam potuto renderci conto ancora di più di quanto sia importante la collaborazione fra religioni per il fine della costruzione di un mondo di pace e rispetto, e di quanto sia necessario combattere per portare la filosofia del dialogo interreligioso nei nostri cuori. Dopo Shinmeizan, ci siamo spostai per una visita in giornata a Hiroshima guidati da Padre Alberto Berra, dove abbiam avuto l'opportunità di visitare il Parco della Pace e il Museo della Bomba. Ci siamo fortemente commossi di fronte al dolore che il Giappone ha provato a causa della bomba atomica, e stupiti del coraggio che ha dimostrato a rialzarsi dopo una catastrofe così orribile. La sera stessa ci siamo spostati a Mihara, nella parrocchia di Padre Arnaldo Negri, il quale collabora con la comunità nippo-brasiliana e nippo-peruviana del posto. Ci ha subito coinvolti nelle attività con gli abitanti di Mihara e con entusiasmo abbiam partecipato allo Yassa Matsuri, ad una cena con studentesse di italiano, ad una giornata in piscina con i bambini del posto e alla visita ad un tempio shintoista.
Tornati a Tokyo, non è mancata la visita guidata nei posti più suggestivi della città in compagnia di Padre Gianluca Belotti. In una giornata caldissima abbiamo visitato Shinjuku, Meiji Jingu, Tokyo Tower, Asakusa, il Palazzo Imperiale e Odaiba. In questo modo abbiam potuto conoscere le bellezze della metropoli, e stupirci dell'architettura giapponese. Il giorno dopo abbiamo partecipato ad un meeting con i padri della regione del Kanto, concluso con un pranzo e saluti che ci hanno commosso un'altra volta.
Subito dopo il meeting siamo partiti per l'ultima tappa del nostro viaggio assieme a Padre Mario Bianchin, a Gotenba. In questa ultima tappa, abbiam potuto divertire con i nostri balletti i vecchietti egli ex-lebbrosi ospiti dell'ospizio locale, che hanno partecipato con grande gioia e gratitudine alle nostre attività. Inoltre abbiamo visitato anche altri campi estivi per ragazzi, dove abbiam giocato con i bambini ospiti e partecipato ai loro canti e giochi. Abbiamo anche avuto l'opportunità di parlare con una suora superstite del bombardamento di Nagasaki e con una coppia che si occupa di un bar, dove viene presentata la parola di Dio a chiunque avesse bisogno di conforto e di un aiuto. Il ritorno in Italia il 17 agosto non è stato di certo facile. È sempre doloroso abbandonare nuovi amici, persone che ti hanno accolto e rispettato come se ci conoscessimo da sempre. È doloroso abbandonare un posto così poetico, una cultura unica, dei padri missionari così straordinari e determinati. Di certo la missione in Giappone, fra tutte le destinazioni proposte da Giovani e Missione quest'anno, è quella dove più si sente il bisogno di affidarsi alla fede in Cristo e all'amore di Dio per superare le difficoltà, è quella dove senti di più la differenza culturale, ma dove impari che l'amore, l'affetto e l'amicizia hanno mille facce, che non sempre la stima per una persona si dimostra come in Italia e dove la gentilezza e l'accoglienza dell'ospite sono le regole fondamentali per vivere sereni. Aver potuto scoprire altri lati di un paese fantastico è stata un'opportunità per me unica e irripetibile, che mi ha riempito il cuore di felicità e che mi è servita a confermare che la fiducia in Cristo è sempre ben riposta. Spero prima o poi di tornarci e scoprire ancora di più di questo paese meraviglioso, che lotta per guarire le sue ferite e sempre di più si avvicina alla parola di Dio.

Giuliana Sina

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Dal bollettino di collegamento della Comunita' PIME in Giappone

dal n.19 maggio 2014: nuovo centro di studi a Funabashi / Lembo Andrea
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